28 dicembre 2016CanottaggioNews

Un colpo di remi dopo l’altro, tracciando il proprio destino. Omar, nome di fantasia, ha 16 anni. È un ragazzo africano, dal passato duro, con gli occhi pieni di speranza. Omar è arrivato in Italia da meno di un anno, a bordo di un barcone carico di migranti partiti dalla Libia, ma da settembre si allena regolarmente con i ragazzi del circolo canottieri Barion. Merito di una predisposizione naturale per gli sport acquatici, ma anche di un progetto, o meglio di un percorso. Si chiama «dote educativa», ed è lo strumento con cui «Save the children« propone beni e servizi per i ragazzi più bisognosi.

La storia di Omar è purtroppo comune a quella di tanti minori stranieri. È arrivato in Italia solo, senza genitori, anzi spinto dagli stessi genitori a sfidare la sorte, nella speranza di tornare indietro, prima o poi, o almeno di sostenere la famiglia a distanza. La famiglia infatti è in condizioni economiche assai precarie e in questi casi anche un barcone senza certezza può assumere la configurazione di un sogno.
Omar arriva a Salerno, per lui viene richiesta l’accoglienza in una comunità della zona, ma non c’è posto. Il passo successivo è però quello giusto, perché il ragazzo viene indirizzato alla comunità «16 agosto«, che ha sede presso l’istituto Redentore di Bari. Qui, oltre alla comunità, c’è un centro ad alta densità educativa di Save the children, il cui referente è Francesco Muciaccia.
Save the children prende subito nota delle abilità di Omar nelle discipline acquatiche. E pensa che possano diventare strumento di vera integrazione «Abbiamo siglato – spiega Muciaccia – un patto educativo con il ragazzo, che si è impegnato frequentare il corso con costanza, e gli abbiamo permesso di iscriversi alla società Barion». La società, dal canto, suo non ci ha pensato due volte. «Da tempo – spiega il presidente Luigi Lobuono – il Circolo Canottieri Barion ha scelto di aprirsi al territorio anche e soprattutto attraverso lo sport, cercando d’interpretare al meglio la vocazione all’accoglienza di Bari e della Puglia intera. Ed è così che abbiamo messo a disposizione la nostra struttura con grande entusiasmo e convinzione, confidando nella sensibilità e nelle capacità dei nostri tecnici».

Gli allenamenti e lo studioOmar l’ha presa seriamente, e da settembre si allena non meno di due ore e mezzo al giorno per tre volte a settimana. «Mi sto trovando bene – racconta – adoro il mare, la barca. Vado d’accordissimo con tutti i miei amici e con l’allenatore Jacopo Di Capua». Un futuro nel canottaggio dei grandi? Chissà. «È divertente – prosegue – e mi piacerebbe diventare professionista. Ma sarebbe bello anche aprire una pizzeria o puntare sull’import export di marmi con il mio Paese. Di certo mi piace Bari, il cibo e questo mi avvicina alla mia famiglia. È come se i miei genitori stessero qui».
Mentre parla e si racconta, in una lingua già accettabile (frequenta un corso di italiano per stranieri), Omar sorride. Accanto a lui c’è la sua educatrice, Patrizia, che lo dipinge come un ragazzo diligente, educato, allegro. Intelligente e con tanta voglia di imparare. Non a caso sta prendendo la licenza media in una scuola del quartiere Libertà. «Si sta ambientando molto bene – dice Patrizia – anche grazie a Save the children, che dà sempre una mano. Le doti educative ci aiutano moltissimo, e rendono più sereni i ragazzi». Omar ringrazia, si prepara al prossimo allenamento. Ama il cricket, tifa Napoli, gli piaceva Higuain. Però da settembre pensa soprattutto al canottaggio e al sua Barion. Si vince anche così.

via Corriere del Mezzogiorno

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